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Le varietà tradizionali trentine
La biodiversità si esprime nella viticoltura italiana
in un patrimonio ampelografico di circa 2000 varietà:
questo patrimonio offre una ricchezza ineguagliabile per questa
nuova sfida. Esso va utilizzato di pari passo con la caratterizzazione
del "territorio", il cui concetto sfugge, in ambito
vitivinicolo, ad una definizione rigorosa, perch é è
un insieme di caratteristiche che vanno appunto dal vitigno
al suolo, al clima, ma anche a quella componente così
importante che è la persona operante in quell'ambiente,
che, con le proprie caratteristiche e il proprio atteggiamento
anche culturale ricava dei prodotti che possiedono un marchio
o un.impronta precisi. Storicamente, fino all'Ottocento, le
varietà native costituivano la quasi totalità
della produzione. Successivamente esse sono state progressivamente,
ma non completamente, sostituite soprattutto dai vitigni francesi
della Borgogna e del bordolese ritenuti di qualità superiore.
Anche in Trentino assistiamo attualmente ad un orientamento
di recupero e all'utilizzo di queste varietà tradizionali.
Le zone di produzione si sono variamente attrezzate per differenziare
i propri vini, attingendo con più o meno convinzione
a questa ricca ampelografia. Anche in passato, d'altra parte,
diversi tipi di vino hanno permesso
di differenziare i prodotti e ampliare di conseguenza i mercati.
Rispetto al problema dell.origine delle varietà è
molto interessante cercare di conoscere se si siano formate
in loco per mutazioni spontanee di varietà preesistenti,
o per incrocio naturale, e dunque si possono legittimamente
definire autoctone, o siano state invece trasportate qui da
altri luoghi. Possiamo però estendere tale definizione
anche a questo secondo caso, se il trasferimento risale a epoche
remote. In provincia di Trento, anche in seguito al progetto
di recupero delle vecchie varietà, questo atteggiamento
orientato al riutilizzo di varietà native trova diversi
sostenitori. Accanto alla diffusione negli ultimi decenni dei
vitigni "internazionali" molti viticoltori con passione
hanno mantenuto produzioni anche modeste di questi vitigni.
Dopo la fase di stasi degli anni '60 e '70 queste esperienze
stanno riprendendo con vigore.
MARCO STEFANINI, TIZIANO TOMASI
Istituto Agrario San Michele all'Adige (Tn) |
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